Come scegliere tra le diverse tipologie di semi di cannabis

Tutti siamo a conoscenza che, attraverso le moderne tecniche agricole, è possibile crescere quasi tutti i tipi di pianta in modo da avere raccolti durante tutti i mesi dell’anno: lo stesso vale per la canapa; infatti, sono, ad esempio, state inventate delle speciali tipologie di serre chiamate glasshouse, che permettono il passaggio della luce naturale durante l’estate e usano a quella artificiale nei mesi più bui, assicurando un raccolto tutto l’anno.

Un altro stratagemma per far crescere le piante tutto l’anno è, però, anche la creazione di semi adatti a germinare in qualsiasi stagione, che potete trovare ad ottimi prezzi e con qualità superiore qui.

I semi di cannabis light “classici” che si trovavano in natura davano vita a degli organismi vegetali di marijuana legale che necessitano di 12 ore di luce giornaliera, seguiti da altrettante ore di buio totale. Nei mesi in cui l’irraggiamento giornaliero nelle coltivazioni outdoor era minore, si aveva dunque un periodo di interruzione del ciclo di fioritura della pianta, in cui il raccolto non era possibile. Lo stesso nelle colture in greenhouse, in cui le serre sono in grado solo di recepire la luce solare, mentre per gli altri tipi di coltivazioni si utilizza la luce artificiale, con grande dispendio di energie e di risorse.

Per superare questo problema la scienza agraria è intervenuta sfruttando le caratteristiche adattative della pianta di marijuana Ruderalis, che cresce in condizioni avverse rispetto alle specie di canapa Indica e Sativa, in quanto è pianta di cannabis che sorge spontaneamente nei territori della Siberia, luogo che sicuramente non assicura le ore di luce solitamente necessarie per la fioritura. I semi di canapa nati da questo incrocio sono detti autofiorenti e si distinguono dai semi di cannabis classici in quanto non sono fotosensibili, né risentono dei cambiamenti delle stagioni, tanto che il raccolto è possibile durante tutte le stagioni.

I semi femminizzati, invece, sono stati creati in laboratorio applicando una speciale patina sugli esemplari classici che permettesse di alterare la genetica della pianta di canapa, affinché contenesse solo il cromosoma x. In questo modo dal 50% si è alzata la probabilità che dal seme nascano piante di cannabis femmina fino a oltre il 90%.

Questo metodo ha rivoluzionato la coltivazione della cannabis light, visto che le piante femmine sono quelle che producono le infiorescenze che interessano ai breeder, al contrario di quelle che producono semi e il polline per la riproduzione della specie vegetale, proprie delle piante di genere maschile. Ciò ha permesso una coltivazione meno dispendiosa, in quanto tradizionalmente al momento della fioritura il breeder doveva procedere alla rimozione di piante di marijuana maschio prima che queste impollinassero quelle femmina perdendo quindi buona parte del raccordo. Per non parlare del fatto che era sicuramente necessario uno spazio molto più esteso, per aumentare le probabilità di ottenere una maggiore quantità di prodotto, con ovviamente un dispendio enorme di risorse che potevano essere meglio sfruttate.