Un convegno nelle Marche a sostegno del mercato della canapa

Nelle Marche il mondo della cannabis light ha perso, purtroppo, circa 5000 posti di lavoro in poco tempo: riguardo le problematiche di coltivatori ed esercenti e sulle proposte in difesa di queste attività è stato incentrato un incontro chiamato “Cannabis nelle Marche. Un’occasione per creare lavoro e sviluppo”, organizzato dal Gruppo +Europa Marche che si è svolto lo scorso 11 novembre alle ore 18 ad Ancona, al Grand Hotel Passetto.

A tutela del settore sono intervenuti il segretario di +Europa (Benedetto Della Vedova), il coordinatore dello stesso gruppo (Mattia Morbidoni), il presidente di Copagri Marche (Giovanni Bernardini) e il presidente di Svim (Gianluca Carrabs). Oltre queste figure di spicco hanno, inoltre, portato loro esperienza coltivatori e titolari di negozi di cannabis light.

“+Europa Marche – ha sottolineato il coordinatore Mattia Morbidoni – è al fianco di coltivatori e rivenditori che in un contesto economico non facile si sono inventati un lavoro e hanno investito soldi e tempo in una nuova attività, dando vita ad una filiera da 13000 posti di lavoro creati nelle Marche. Questo impegno sarà tra i punti centrali del nostro programma alle elezioni regionali. Nelle Marche c’è una situazione a macchia di leopardo, si va dalla tolleranza zero a situazioni più sfumate. E questo – ha spiegato Morbidoni – a causa di interpretazioni diverse della legge che hanno lasciato gli operatori nell’incertezza: molti hanno chiuso, altri vanno avanti ma senza garanzie. Emma Bonino ha già presentato un disegno di legge per mettere ordine e noi ci faremo promotori di una proposta specifica nelle Marche per porre in sicurezza il settore”.

Sempre durante lo stesso convegno si è discusso anche di anche di cannabis per uso terapeutico e medico. “Anche nella nostra regione – ha detto Morbidoni – c’è un problema di accesso alle cure: il quantitativo prodotto dallo Stato non è sufficiente e si ricorre all’estero, con problemi che ricadono sui malati sia a livello di aumento di costi che di mancanza di disponibilità. Producendo in loco si garantirebbero maggiori tutele e continuità di trattamento”.

 

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