Lo strano caso di Rita Bernardini

“Sia chiaro: io sono dalla parte del carabiniere che ha protestato per il mio mancato arresto e sono contro la Procura di Roma che – violando la legge – da anni vanifica le mie disobbedienze civili per la legalizzazione della cannabis, in particolare, per il diritto effettivo di cura”. A scriverlo su Facebook è Rita Bernardini, esponente dei radicali ed ex deputata del Pd, che lo scorso 17 luglio è stata trovata in possesso di 32 piante di marijuana sistemate ordinatamente sul balcone di casa sua.

“Le coltivo a scopo terapeutico”, sostengono sia lei che il suo avvocato. Sta di fatto che per l’ex parlamentare Dem e per la giornalista Alessandra Flavetta, che si dedicava allo stesso tipo di coltivazione, nonostante questo preveda la legge, l’arresto non c’è stato. O meglio, c’è stato in un primo momento, ma poi le due sono state “denunciate a piede libero” su indicazione non di un giudice a caso, ma del procuratore di Roma, Michele Prestipino. A ricostruire l’assurda vicenda è il quotidiano La Verità che ha raccolto la testimonianza del maresciallo dei Carabinieri del Nucleo radiomobile della compagnia Roma Cassia, Enrico Sebastiano, che quest’estate eseguì l’arresto della ex parlamentare.

Le cose sono andate più o meno così: i carabinieri sono arrivati nell’abitazione della Flavetta per effettuare il sequestro delle piante di marijuana ed uno degli agenti si è accorto che nel palazzo c’era un’altra coltivazione illegale, che è quella della Bernardini. La donna, come renderà noto lei stessa su Facebook, in quel momento era in viaggio verso Parma. Così, i militari l’hanno contattata ed obbligata a tornare indietro. Entrambe sono state arrestate per violazione dell’articolo 73 comma 1 del “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti”. Ma una volta arrivate in caserma le cose sono cambiate: il superiore di Sebastiani lo informa che le donne vadano liberate.

Ad ordinarlo è stato il procuratore della Repubblica in persona, perché il rischio è che un arresto del genere provochi una eccessiva “risonanza mediatica”. A quel punto il maresciallo fa notare come questo vada contro le regole. L’arresto, infatti, al momento dell’intervento di Prestipino, era stato già “eseguito e comunicato” alla giornalista e alla ex deputata Dem. Ma non c’era verso di fargli cambiare idea; i militari sono, così, costretti ad accompagnarle al rispettivo domicilio, convocandole il giorno successivo in tribunale per il rito direttissimo.

Sebastiani da quel momento non si è dato pace, ma il risultato è che il mese successivo gli viene notificato un procedimento disciplinare, sulla base di una segnalazione dello stesso Prestipino e della pm di turno quel giorno, Giulia Guccione. L’accusa è di essersi intromesso “inappropriatamente” nell’accordo preso dal procuratore con il suo superiore.

In sintesi Prestipino spiega che le due avrebbero voluto “sfruttare il processo penale” per farsi pubblicità. Da questa considerazione, quindi, sarebbe maturata la decisione di non applicare la legge. E che di sconto si tratti è la radicale stessa a dirlo.

Post correlati