I paletti della coltivazione in casa di marijuana

È un via libera sottoposto a condizioni molto restrittive quello contenuto nella sentenza della Cassazione riguardo la coltivazione fatta in casa della cannabis: ad esempio, colui che la coltiva può essere l’unico utilizzatore della sostanza, anche allo stesso interno del suo nucleo familiare.

In più, le piante devono essere coltivale solo con tecniche rudimentali, per cui già la presenza di un impianto di irrigazione a goccia può far venire i sospetti sullo spaccio. Per non parlare del possesso di eventuali bilancini o strumenti di precisione per pesare in grammi: sono del tutto vietati.

“Il reato di coltivazione di stupefacenti – ammonisce però la Cassazione  – è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nella immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente”.

“Se, ai fini della configurabilità del reato di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, è sufficiente che la pianta, conforme al tipo botanico previsto, sia idonea, per grado di maturazione, – chiede alle Sezioni Unite l’ordinanza di rimessione 35436 della Terza sezione penale – a produrre sostanza per il consumo, non rilevando la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, ovvero se è necessario verificare anche che l’attività sia concretamente idonea a ledere la salute pubblica ed a favorire la circolazione della droga alimentandone il mercato”.

I giudici concludono che la quantità consentita coltivata debba essere modestissima.

 

 

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