La giusta acqua per la coltivazione della canapa

 

Tutte le piante, compresa la canapa, sono costituite per l’80% di acqua, e proprio questa è la quantità di liquido necessaria sia per trasportare i nutrienti dal suolo a tutti i tessuti vegetali che per regolare la temperatura interna attraverso la traspirazione.

Non esiste una regola prestabilita sulla quantità d’acqua necessaria per coltivare la canapa e sul periodo più opportuno per irrigare: ognuno è libero di annaffiare quando la situazione lo richiede. I come una zona geografica più  calda o più fredda o semplici variazioni ambientali, possono cambiare l’apporto idrico necessario per il normale sviluppo di una pianta.

Nel caso in cui dovessimo essere in presenza di un terreno molto drenante bisognerà irrigare con più frequenza; invece, in presenza di un terreno argilloso, il drenaggio sarà più lento e, nel giro di poco tempo, potremmo ritrovarci con un suolo saturo d’acqua.

Verificare il drenaggio del terreno dove si andrà a coltivare è piuttosto semplice: basta scavare una buca di 30 centimetri di profondità e riempirla d’acqua. Se questa viene assorbita dal terreno in meno di un minuto, vuol dire che il suolo è buono; invece, se impiega fino ad un’ora per essere assorbita, vuol dire che il terreno è eccessivamente compatto o argilloso, e, quindi, dev’essere sostituito e migliorato.

In linea generale, quando il terreno risulta asciutto al tatto, fino a 5cm di profondità, ha necessità d’acqua. Ma attenzione: una volta che il terreno risulterà uniformemente idratato bisognerà interrompere l’irrigazione.

Invece, quando si coltiva in vaso è importante assicurarsi che i fori di drenaggio presenti sul fondo non siano di dimensioni eccessivamente grandi da fare scorrere troppa acqua (il che potrebbe portare ad una perdita di sostanze nutritive). Con un po’ di esperienza e dimestichezza sarete in grado di valutare quanta acqua viene trattenuta dal vaso prima che questa arrivi a riempire il sottovaso. Ricordatevi di irrigare sempre intorno al fusto della pianta, senza mai bagnarlo direttamente, altrimenti potrebbe insorgere qualche tipo di marciume del colletto.

Quando si coltiva la canapa, uno degli errori più frequenti è quello di eccedere con le irrigazioni: ciò può trasformarsi in un problema piuttosto serio, da risolvere nel più breve tempo possibile in quanto è molto importante che l’apparato radicale riceva ossigeno in modo costante. Quando il terreno si satura d’acqua, questo apporto viene a mancare, la circolazione d’aria tra le radici si interrompe e, di conseguenza, la pianta annega inesorabilmente. In un terreno con drenaggio limitato, le piante crescono lentamente, diventano meno robuste e sono più propense ad essere attaccate da marciumi radicali o del colletto. Se questo problema dovesse persistere per troppo tempo, le piante andranno incontro a morte certa.

Invece un problema di mancanza d’acqua è meno grave, dal momento che è più facile da riconoscere e da correggere. Come abbiamo accennato in precedenza, il primo sintomo facilmente rilevabile è l’appassimento delle foglie più basse. In questo caso bisogna tempestivamente apportare un buon quantitativo d’acqua, altrimenti le condizioni peggioreranno ed anche la parte apicale della pianta inizierà a piegarsi verso il basso.

Il terreno aumenta la sua capacità d’assorbimento quando l’acqua d’irrigazione è tiepida, il che aiuta anche a non provocare stress termico alle radici. Bisogna sempre innaffiare dalla parte superiore del vaso e mai sommergere quest’ultimo in un secchio o in un bidone pieni d’acqua. In questo caso la quantità d’ossigeno presente nel terreno verrebbe limitata e la pianta non potrebbe mai crescere correttamente.

Altrettanto importante è decidere qual è il momento più idoneo della giornata per irrigare le piante. Questo dipende principalmente dal clima e dall’acqua di cui si dispone. In generale, è sempre meglio irrigare nelle prime ore del mattino, in modo da permettere alle piante di essere sufficientemente idratate per il lavoro che dovranno svolgere durante tutta la giornata. Tuttavia, se vivete in zone climaticamente calde e non potete sprecare troppa acqua, allora potete innaffiare la sera. Grazie a questo metodo si ridurranno i tempi di evaporazione dell’acqua dal terreno.

Se non avete la possibilità di realizzare un’analisi chimica dell’acqua, ma sapete che quella erogata dal rubinetto di casa vostra è affidabile, allora potrete tranquillamente usarla per innaffiare le vostre piante. Ovviamente esiste sempre la possibilità di migliorarne le caratteristiche.

Risulta essere scontato dire che l’acqua deve essere priva di cloro e di altre sostanze chimiche potenzialmente nocive. Infatti, il cloro non rappresenta un problema per la pianta in sé, ma può avere effetti negativi sui microrganismi simbionti presenti nel terreno.

È altrettanto importante che l’acqua destinata all’irrigazione delle piante possegga il giusto pH. Per poterlo misurare, ci si deve procurare un pHmetro digitale, fondamentale per poter determinare se l’acqua di cui disponiamo è acida o alcalina. Nel periodo vegetativo, la Cannabis preferisce un pH compreso tra 5,6 e 5,8; mentre nel periodo di fioritura valori compresi tra 6,0 e 6,2.
I livelli di pH si possono facilmente correggere con alcuni prodotti specifici, acquistabili direttamente nel vostro centro di gardinaggio di fiducia.

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