Meno ansiolitici con più canapa legale

La vendita di infiorescenze di canapa a basso contenuto di THC in Italia ha portato ad una riduzione nei consumi di farmaci come ansiolitici, sedativi e antipsicotici.

Sono le conclusioni di un nuovo studio scientifico, pubblicato lo scorso settembre sul Journal of Health Economics, condotto da Vincenzo Carrieri dell’Università Magna Græcia in Italia e dell’Istituto tedesco di economia del lavoro, Leonardo Madio della Scuola francese di economia di Tolosa e dell’Università italiana di Padova e Francesco Principe della Erasmus School of Economics dei Paesi Bassi.

“L’accessibilità su larga scala al nuovo prodotto, pubblicizzato come rilassante, ha indotto alcuni pazienti ad abbandonare la medicina tradizionale per cercare sollievo”, hanno concluso gli autori sottolineando che la disponibilità di cannabis light è stata correlata a:

– una diminuzione dell’11,5% nella dispensazione di ansiolitici (farmaci anti-ansia).
– Una riduzione del 10% dei sedativi erogati.
– Una riduzione del 4,8% degli antipsicotici erogati.

Secondo i ricercatori il punto chiave di questo fenomeno è che l’Italia potrebbe aver bisogno di migliorare l’accesso alla cannabis medica: il passaggio dalla prescrizione di farmaci a una terapia a base di CBD non regolamentata “potrebbe derivare dalle esigenze dei pazienti di un sollievo più efficace, che attualmente non è affrontato dalla medicina tradizionale”.

Non solo, perché lo studio suggerisce la necessità di regolamentare la canapa fumabile e che un primo tentativo potrebbe essere “istruire i medici e fornire etichette e certificazioni insieme alle informazioni sulle dosi per questi prodotti”.

Secondo un altro studio precedente la cannabis light, invece, aveva contribuito a far diminuire lo spaccio di quella illegale: “La legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione tra l’11% e il 12% dei sequestri di marijuana illegale per ogni punto vendita presente in ogni provincia e a una riduzione dell’8% della disponibilità di hashish” scrivevano gli autori dello studio pubblicato su European Economic Review.

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