CBG: un potenziale nuovo antibiotico naturale?

La rapida e globale diffusione di organismi resistenti agli antimicrobici negli ultimi anni non ha precedenti. La cannabis e i suoi fitocannabinoidi sembrano essere una valida risposta a quella che potrebbe facilmente diventare la prossima crisi sanitaria globale. In particolare, il Cannabigerol (CBG) sta attirando molta attenzione da parte del mondo scientifico. Nei test per valutarne il potenziale antimicrobico, il CBG si è rivelato il cannabinoide più utile contro i microrganismi che sviluppano resistenza agli antibiotici, fenomeno che purtroppo continua ad aumentare in tutto il mondo.

Cos’è il CBG e dove si trova?

Partiamo dalle basi: il CBG è il diretto precursore dei cannabinoidi più conosciuti, delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), cannabidiolo (CBD) e cannabicromene (CBC).

Consideralo il padre di tutti gli altri cannabinoidi… Le piante di cannabis mature generalmente non hanno un’alta percentuale di CBG. La concentrazione di cannabinoidi e altri metaboliti secondari e il loro rapporto determina il chemiotipo della cannabis.

Geni e alleli specifici sono responsabili del tipo di cannabinoidi presenti in alcune varietà. (1) I chemiotipi con un’alta concentrazione di CBG sono considerati di tipo 4. (2). Naturalmente, oltre ai geni, vari cambiamenti ambientali come temperatura, condizioni di luce e nutrienti possono alterare la produzione finale di metaboliti secondari.

Lo studio sul CBG

Grazie al supporto dell’analisi biocomputerizzata, i ricercatori hanno capito che il possibile meccanismo d’azione del CBG è dovuto a un’interazione con la membrana plasmatica dei batteri GRAM-positivi, che viene distrutta dal CBG.

In studi successivi il CBG si è dimostrato efficace contro S. aureus antibiotico-resistente anche in vivo , in animali da laboratorio, alla dose di 100 mg/kg.

Usati in combinazione con la polimixina-B, (un antibiotico GRAM negativo), tutti i fitocannabinoidi testati hanno acquisito una maggiore capacità antibatterica. In particolare il CBG, attivo contro E.coli alla dose di 128 μg/ml, in combinazione con la polimixina-B, si è dimostrato efficace già alla dose di 1 μg/ml.

Ciò ha confermato l’ipotesi che i ricercatori avevano già avanzato: che l’azione dei fitocannabinoidi e degli antibiotici si svolga distruggendo la membrana plasmatica dei batteri.

A ulteriore conferma di questo fatto, il CBG in combinazione con la polimixina-B si è dimostrato efficace nell’inibire la crescita di altri batteri GRAM negativi molto dannosi, come A. baumannii, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa.

Con questo nuovo entusiasmante studio, i ricercatori hanno “scoperto” l’attività antibatterica ad ampio spettro nascosta dei cannabinoidi e dimostrato il potenziale del CBG contro i patogeni resistenti agli antibiotici sia GRAM-positivi che GRAM-negativi.

Inoltre, questa ricerca supporta ulteriormente l’idea che i fitocannabinoidi possono essere prodotti dalla pianta di cannabis come difesa naturale contro gli agenti patogeni.

Conclusioni

Il CBG, fitocannabinoide presente nella pianta di cannabis in basse concentrazioni, è stato selezionato dai ricercatori per studi sul possibile meccanismo d’azione dei derivati ​​della cannabis per trattare la resistenza agli antibiotici.

Questo perché oltre ad essere il fitocannabinoide con la migliore attività antibatterica, il CBG ha anche altri vantaggi:

  • Non produce effetti psicotropi;
  • può essere sintetizzato in laboratorio in modo semplice ed economico, da olivetolo e geraniolo, composti già disponibili;
  • Se più paesi regolano il CBD come farmaco, il CBG potrebbe essere un’ottima alternativa per le aziende che non soddisfano gli standard richiesti per gli ingredienti farmaceutici attivi e potrebbero invece scegliere di coltivare il CBG.
  • Forse ancora più importante, gli studi condotti dai ricercatori mostrano che il CBG non induce resistenza antimicrobica nello S. aureus meticillino-resistente.

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