Il Vermouth alla canapa contestato

Già dallo scorso aprile possiamo mettere nei nostri carrelli della spesa il vermouth Hempatico, prodotto interamente in Piemonte ed aromatizzato alla canapa.

Il suo sapore è inconfondibile: rimane sempre quello dello storico vino piemontese, ma con l’aggiunta delle note erbacee della canapa. Un prodotto innovativo, con un sapore inedito che lo contraddistingue da tutti gli altri vermouth.

Le varietà di canapa usate sono anch’esse del tutto italiane, si tratta, infatti, della Carmagnola e dell’Eletta Campana che, ovviamente, non superano il limite di THC dello 0,5%.

Nonostante l’assoluta legalità di questo eccezionale nuovo prodotto, all’ideatore del  vermouth Hempatico viene, purtroppo, spesso bloccata la produzione

OvviOvviamente non presentano valori di THC elevati, ma anzi, non superano mai lo standard stabilito dalla legge (< 0,5%). Eppure, nonostante il prodotto rigorosamente Made in Italy (che di questi tempi è oro), sono state non poche le difficoltà per Davide Pinto.

All’ideatore di Hempatico (Davide Pinto) infatti viene continuamente bloccata la produzione.

Nonostante le enormi difficoltà iniziali nel trovare un terzista che avrebbe prodotto il vermouth, Pinto finalmente  lo trova e comincia a produrre la bevanda alcolica. Inizialmente doveva chiamarsi “Vermouth di Torino”, era tutto pronto per il lancio e invece non se ne fece più nulla. Perché ? Sull’etichetta non poteva essere apposta la dicitura “di Torino”. Le distillerie della città piemontesi che adottano la stessa dicitura, si rifiutano di produrlo a causa del suo ingrediente: la canapa.

Ma Pinto non si perde d’animo e comincia ad applicare tutte le necessarie modifiche. Dopo aver stravolto il progetto iniziale, Pinto è di nuovo pronto per la commercializzazione del suo innovativo vermouth. Ma a poche ore dal lancio, ecco la seconda beffa : l’etichetta è di nuovo non conforme. Inutili tutte le richieste di spiegazione, tanto nessuno saprà mai dirgli perché l’etichetta non è conforme.

Per l’ennesima volta Pinto ci riprova e ottiene lo sblocco della produzione e commercializzazione. Le diciture “di Torino”, “canapa” e “riserva” sono state eliminate dall’etichetta. E non è finita qui. Continua la storia tragi-comica tra il vermouth alla canapa e lo stato italiano.

Più volte l’attività è stata bloccata e poi sbloccata, a Pinto non viene data la possibilità di fare imprenditoria e dedicarsi completamente alla sua attività. E poi, Pinto ha svolto tutto secondo la legge, nulla di illegale. Il contenuto di THC è inferiore a quello stabilito dalla legge, l’etichetta è conforme alla legge, e ovviamente la produzione e gli stabilimenti sono rigorosamente a norma di legge.

Fortunatamente dopo tante peripezie adesso, come detto all’inizio, è sul mercato, sperando che il suo ideatore non abbia più alcun problema burocratico e che nessuno di noi lo abbia, dato che le nostre aziende sono serie, legali al 100% ed amiche dell’ambiente.

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