Il tessuto di canapa

Probabilmente non tutti sanno che la canapa è un’importante risorsa che offre infinite possibilità di utilizzo: dagli eco-mattoni isolanti, all’olio antinfiammatorio, alle bioplastiche, all’utilizzo dei semi e dei fiori per tisane, ai cosmetici ed infine alle fibre tessili.

La coltivazione della canapa ha anche un impatto ambientale bassissimo dato che, oltre ad essere una fibra biodegradabile, richiede meno di un terzo dell’acqua necessaria per il cotone e produce il 220% in più di fibre. La pianta cresce senza la necessità di erbicidi e pesticidi dannosi e ripristina anche la qualità del suolo.

Le fibre tessili e i tessuti in canapa, oltre ad essere molto resistenti, assorbono bene l’umidità grazie alle cavità interne della fibra, ed hanno una grande capacità di dispersione del calore, consentendo ai tessuti di rimanere freschi d’estate e caldi d’inverno, trattenendo poco gli odori, hanno una buona protezione UV rispetto ad altri materiali e possiedono una micropotenza elettrica che stimola la pelle favorendo anche la circolazione del sangue.

Nello scenario futuro dei prossimi venti o trenta anni le fibre tessili naturali, come per esempio il cotone, la lana e la seta, sono destinate a diventare disponibili solo per un mercato di nicchia, mentre la domanda aggiuntiva di fibre dovrà essere soddisfatta inevitabilmente dalle fibre sintetiche, per mancanza di risorse.

L’Italia può attingere alla grande tradizione di produzione e lavorazione della canapa anche se, va detto, riprendere tale coltura non è facile, in quanto si sono persi nel tempo la filiera e i metodi di lavorazione. In particolar modo quelli della raccolta e della macerazione che sono processi piuttosto difficoltosi a causa dell’altezza – fino a sette metri – delle piante.

Nel nostro Paese il principale ostacolo alla reintroduzione della coltivazione di canapa è l’insufficienza dell’innovazione tecnologica per la raccolta e la prima trasformazione della fibra, che avviene direttamente sul campo.

Post correlati